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lunedì 2 gennaio 2012

Come la mediazione risolve i problemi e i conflitti

Quando si è sopraffatti da un problema, ci si sente impotenti e bloccati, incapaci di trovare una soluzione e una via di uscita.
Occorre quindi provare un approccio diverso o con l'aiuto di un amico o con il supporto di un terzo, come il mediatore che, anche senza conoscere a fondo l'aspetto legale del problema, sappia aiutare ascoltando ciò che gli viene raccontato e sappia ri-esprimerlo in  modo da "sdrammatizzare" gli eventi.
Il risultato di un intervento di questo tipo si traduce nella comprensione che:
  • Il problema è definito dagli obiettivi e dagli ostacoli per il loro raggiungimento
  • Il disagio è la conseguenza emotiva del problema o del conflitto
Nell'indagine che il mediatore svolge durante un incontro di conciliazione, viene fatto proprio questo lavoro:
  • distanziare i fatti accaduti in modo da rileggerli in modo più neutrale
  • distinguere i problemi dalle persone
  • attraverso la parafrasi raccontare gli accadimenti eliminando i caratteri emotivi negativi
  • ridefinire gli obiettivi in modo che siano realizzabili e possibili, ma soprattutto positivi. Positivi come spontaneamente il futuro è immaginato positivo. 
  • trovare dei criteri oggettivi con cui sia possibile valutare se gli obiettivi sono in fase di raggiungimento o meno
Solo in questo modo  è possibile fare un passo avanti verso il recupero di un atteggiamento mentale cooperativo.

Il mediatore deve avere una capacità personale molto spiccata di attenzione e ascolto attivo, ma deve anche essere supportato da una formazione continua, che gli consenta di apprendere sempre meglio le dinamiche relazionali tra parti in conflitto, per comprendere come sia possibile riattivare la comunicazione anche in presenza di contrasti apparentemente insanabili

giovedì 21 aprile 2011

Il ruolo…positivo…delle emozioni nella mediazione civile

A cosa servono le emozioni per arrivare ad una conciliazione? Sono utili o sono un ostacolo? Cosa fa un mediatore quando si trova davanti una parte molto emotiva e di fronte alle proprie emozioni?

Le emozioni sono davvero il codice di accesso, la password, per arrivare a intravedere la soluzione e lavorare con le parti affinchè approdino alla migliore soluzione di una controversia, in termini di soddisfazione e riconquista del rapporto.
Molti mediatori hanno paura che affrontando le emozioni la situazione possa sfuggire loro di mano ed esplodere, temono di perdere il filo logico del percorso di mediazione.
Esplorare le emozioni, fare domande per comprenderle meglio, scoprire i valori morali da cui scaturiscono serve a far emergere aspetti importanti su cui lavorare e da richiamare sul tavolo negoziale al momento delle ipotesi di accordo, cioè nella fase più razionale.
Purtroppo è ancora troppo diffusa, soprattutto tra coloro che hanno una formazione giuridica o tecnica, che le mediazioni commerciali, a differenza di quelle familiari e penali, debbano essere risolte solo attraverso una gestione razionale, ragionevole ed efficiente.
In realtà, come ha anche detto più volte, commentando il dlgs 28/2010, il Ministro Alfano,
molte delle controversie civili commerciali coinvolgono forti emozioni:
– impresa familiare
– risarcimento del danno per colpa medica
– controversie di tipo finanziario
– rapporti societari
– condominio
– diffamazione

Le persone percepiscono un conflitto, perché qualche cosa sembra loro “sbagliato” e non si sentono di abbandonare un conflitto finché le cose non si siano “raddrizzate” o essi abbiano cambiato il convincimento intorno alla serietà delle violazioni morali o normative avvenute per avere una più completa conoscenza del conflitto (delle tensioni relazionali, degli interessi della disputa, delle preoccupazioni nascoste e delle posizioni contrapposte).
Per questo motivo, è una parte critica del ruolo del mediatore, la capacità di occuparsi delle cause emotive, di come le parti definiscono e vivono il conflitto, il loro sistema di valori.
Naturalmente le emozioni non sono solo quelle che animano il conflitto nelle singole parti, ma sono anche le emozioni delle parti rispetto al rapporto tra di loro e rispetto al mediatore.
Comprendere questo quadro permette di inquadrare la questione in modo più completo per poter aiutare le parti in modo profondo a ritrovare la serenità per leggere le situazioni in modo più distaccato, lucido e costruttivo.

Il primo passo, di solito, si può ottenere con il riattivare la comunicazione diretta delle parti tra loro….da qui in poi è tutto in discesa e le soluzioni possibili alla controversia emergeranno in modo spontaneo.

Concordate?

sabato 16 aprile 2011

Sciopero OUA: cosa ne dicono all'estero

Vi segnalo questo blog e in particolare questo post corredato anche da un mio commento http://businessconflictmanagement.com/blog/2011/03/italian-lawyers-call-em-as-they-sees-em/ Una giusta riflessione sulla miopia della posizione dell'OUA, e sul fraintendimento da parte di quegli avvocati che non riescono a cogliere il vantaggio della mediazione e il nuovo ruolo che l'avvocato può e deve avere all'interno della procedura di mediazione. Io ho sempre pensato che il mediatore non necessariamente debba essere un giurista, ma certamente le parti in mediazione è positivo che siano accompagnate dai legali. Perchè? Perchè io opto per un ruolo del mediatore come facilitatore, dunque al momento dell'accordo i legali potranno prestare tutto il loro "mestiere" nella stesura del testo dell'accordo. Una collaborazione perfetta: il mediatore aiuta le parti, i legali svolgono un ruolo di consulenza rispetto alle proposte emerse (con mente aperta) e al termine mostrano la loro competenza nella redazione del testo di accordo e possono procedere al deposito in Tribunale per l'omologazione!

mercoledì 13 aprile 2011

Il tentativo di mediazione non può essere dichiarato esaurito solo se una parte non si presenta

Il ministero precisa che avere introdotto un tentativo di conciliazione come condizione di procedibilità nel giudizio civile ha un significato preciso.
Infatti, «la mediazione obbligatoria è tale proprio in quanto deve essere esperita anche in caso di mancata adesione della parte invitata e non può, quindi, dirsi correttamente percorsa ove l'istante si sia rivolto ad un organismo di conciliazione ed abbia rinunciato, a seguito della ricezione della comunicazione di mancata adesione della parte invitata, alla mediazione».

A dare ulteriore conforto a tale impostazione è la circostanza che ai sensi dell’art.11 del d.lgs.28/2010 e dell’art.7 del d.m. 180/2010, il mediatore può formulare la proposta anche in caso di mancata partecipazione di una o più parti al procedimento di mediazione; in ogni caso, è il mediatore che deve verificare se effettivamente la controparte non si presenti, essendo tale comportamento valutabile dal giudice nell’effettivo successivo giudizio, ai sensi dell’art.8, comma quinto, del d.lgs. 28/2010.
E’,inoltre, rilevante considerare che, nel corso del procedimento di mediazione, il mediatore potrebbe ragionare con l’unica parte presente sul ridimensionamento o sulla variazione della sua pretesa da comunicare all’altra parte come proposta dello stesso soggetto in lite e non del mediatore.

La previsione, per talune materie, di una condizione di procedibilità comporta che la mediazione debba essere effettivamente esperita dinanzi al mediatore, sia pure con le modalità sopra indicate, con la conseguenza che, per ritenersi esperita la condizione di procedibilità, l’unico soggetto legittimato secondo legge a redigere il verbale di esito negativo della mediazione è il mediatore e non la segreteria dell’organismo di mediazione.

Tratto da: Circolare 4 aprile 2011 - Regolamento di procedura e requisiti dei mediatori. Chiarimenti

Il Ministero di Giustizia sta affermando a voce sempre più forte di credere e aver creduto nell'istituto della mediazione come tentativo di risoluzione alternativo delle controversie.
Il mediatore assume un ruolo sempre più forte nella ricerca di soluzioni alternative, basandosi sulla propria capacità di ricondurre una controversia da un approccio avversariale ad uno collaborativo. Molto interessante e premiante per il mediatore, l'affermazione contenuta nella circolare in cui si afferma che il Mediatore deve lavorare anche con la sola parte presente per cercare di far emergere idee e proposte da sottoporre alla controparte.

lunedì 4 aprile 2011

Chi sta dalla parte del mediatore?

La risposta è piuttosto scontata ma realistica: pochi ... davvero pochi comprendono ancora e sostengono il lavoro svolto dal mediatore come esponente di una cultura della relazione che agevola il rapporto e la comunicazione al posto del consueto atteggiamento di prevaricazione del "io ho ragione e tu devi ammetterlo".

Molti avvocati ancora si arroccano in posizioni difensiva, qualcuno dice addirittura rallentando la consegna delle cause civili in una ultima speranza che la mediazione venga revocata.

Ma ora ci si mettono anche le assicurazioni. Parlando con un amico assicuratore, oggi, mi è stato detto che le principlai compagnie di assicurazione non faranno polizze professionali ai nuovi mediatori, perchè non essendoci "storia" su questa professione non si possono calcolare i rischi.
E' vero che l'organismo presso cui si opera ha una polizza imposta per legge dal Ministero di Giustizia, ma il singolo Mediatore avrebbe dovuto potersi a sua volta tutelare!

Ma noi andiamo avanti lo stesso...perchè crediamo che la mediazione possa davvero essere una svolta positiva a tutto il nostro sistema paese!

domenica 3 aprile 2011

La mediazione civile solo ad avvocati e commercialisti?

Questo e' il titolo che nasce da un convegno di avvocati della Toscana che proporrebbero di limiate a queste due professioni l'esercizio della mediazione civile e commerciale. Link all'articolo
Se così fosse, allora passerei immediatamente anche io nelle schiere di coloro che dicono che la mediazione e' semplicemente un inutile doppione del processo civile.
Perché? Perché la mediazione fatta da "tecnici" Dell materia sarebbe un inutile copia del processo di attribuzione di colpe e ragioni e di risarcimenti scarsamente compensativi del torto subito.

La mediazione e' tutt'altro davvero. E' la ricerca di un interesse che va oltre la singola controversia, un interesse che nasce dalla comunicazione tra le parti, da un dialogo che un mediatore professionista sa far emergere!

E' una cosa davvero preoccupante che da più parti la mediazione sia ancora vista solo come occasione di business o di recupero mancati introiti, e non come fattore chiave per aiutare il nostro paese ad uscire da questa conflittualità diffusa e ormai all'eccesso.
La mediazione porta a diffondere al contrario la cultura del dialogo, della ricerca comune di una soluzione, non di un punto di vista singolo ed egoistico da far prevalere ad ogni costo!
Questo e' per me la mediazione!

sabato 26 marzo 2011

Quando mediazione fa rima con collaborazione

Il mediatore lo scrivono tutti, a partire dal testo del dlgs 28/2010, e' un professionista terzo, neutrale e imparziale che, con il suo operato e la sua esperienza anche in tecniche di negoziazione, ha come unico fine riuscire a portare le parti a trovare un accordo di reciproca soddisfazione.

La mediazione pero' in Italia e' ancora poco diffusa, non c'è ancora il passa parola favorevole che si merita, ne forme di pubblicità istituzionali per ora.
La pubblicità e' lasciata agli Organismi di Mediazione, ma anche ai singoli mediatori, come prevede il codice deontologico del mediatore emanato dalla Comunità Europea.
Il mediatore pero', facendo una buona pubblicità e convincendo con la sua passione le persone con cui intrattiene rapporti di amicizia o di lavoro, rischia poi di non poter, in caso di necessita', seguire la procedura di conciliazione per evidenti conflitti di interesse.
E allora? Ecco che iniziano a formarsi network di professionisti che si conoscono e si stimano, in modo da avere esperti da consiliare ai propri contatti.
Io stessa, faccio parte di un gruppo di mediatori accreditati dall'organismo ASAC Agenzie di Milano, che ha da poco creato un proprio sito web esplicativo delle proprie competenze a disposizione di chi ha la necessita' di scegliere un mediatore professionista. Visita il sito di ConciliaMilano.it

venerdì 25 marzo 2011

AS Connet CORSO PER DIVENTARE MEDIATORE PROFESSIONISTA a Milano

"Ultime possibilità d'iscrizione entro domani 25/03/11" per il
CORSO PER DIVENTARE MEDIATORE PROFESSIONISTA
A Milano 6 giornate per intraprendere una nuova professione AS-Connet organizza a Milano, presso gli uffici della Borsani Comunicazione - Via Vivaio 6 - l’edizione aprile 2011 del corso di alta formazione per mediatori professionisti di controversie civili e commerciali. Le giornate di corso full time sono l’1, 2, 3, 8, 9 e 10 aprile 2011.
Il corso si rivolge a dottori commercialisti, avvocati, praticanti avvocati, notai, consulenti del lavoro e a tutti coloro che sono in possesso di una laurea, anche triennale.
Il programma del Corso per Mediatori Civili e Commerciali a Milano è disponibile sul sito AS-Connet.

Si tratta di un corso intensivo, e soprattutto molto economico, rispetto alle consuete richieste sul mercato. Particolarmente adatto dunque sia a coloro che intendono intraprendere questa nuova professione di Mediatore Civile, così come fortemente voluto dal Ministero di Giustizia, sia per coloro che desiderano informarsi su cosa sia in concreto la Mediazione e le Tecniche di Negoziazione.


Il corso AS-Connet è svolto in base alla normativa attuale, ha una durata di 50 ore con frequenza
obbligatoria.
Gli argomenti trattati saranno:
Modulo 1 conoscenze giuridiche sulla normativa stabilita dal decreto legge n. 28 del 10 marzo 2010,
Modulo 2 aspetti psicologici e di gestione della procedura di conciliazione
Modulo 3 interattivo dedicato a delle simulazioni di procedure di conciliazione.
Alla fine del corso, dopo il superamento di una prova finale, verrà rilasciato un attestato di “Mediatore
Professionista”, che sarà valido per l’iscrizione a un ente o organismo accreditato presso il Ministero.
Inoltre, AS-Connet offre l’opportunità, a tutti i partecipanti al corso, di chiedere l’iscrizione come mediatori civili presso il proprio organismo. Un vantaggio che, da mediatore, vi garantisco essare molto importante.
Informazioni: Barbara Barbieri, Borsani Comunicazione - Tel. 024985125, fax 0243995317, Cell.
3339700262, e-mail barbara.barbieri@borsani.it"

giovedì 17 marzo 2011

La Mediazione trasformativa

La mediazione trasformativa ha un approccio un pò diverso rispetto alla scuola di negoziato di Harvard, da essa parte, ridiscute alcuni aspetti e si evolve per una propria strada originale.
Il punto principale della mediazione trasformativa è che il mediatore svolge il suo ruolo e raggiunge i propri  obiettivi solo se e quando riesce a portare le parti a responsabilizzarsi e a riconoscersi resiprocamente.Nel suo discorso di apertura, il mediatore spiega che il suo compito è quello di aiutare le parti a raggiungere una comprensione più chiara dei propri interessi e delle opzioni, e, se lo vorranno, a raggiungere una migliore comprensione del loro avversario. Pervenire ad una soluzione del conflitto non è l'obiettivo più importante della mediazione, bensì il vero successo sta nella migliore comprensione e chiarezza reciproca.
I mediatori utilizzando l'approccio trasformativo alla mediazione sottolineano che la responsabilità per l'esito del processo di mediazione sta nella volontà delle parti.



Due gli obiettivi principali della mediazione trasformativa: dare valore agli interessi e alle parti in sè e soprattutto portare le parti a riconoscersi reciprocamente.
Il riconoscimento e responsabilizzazione sono quindi concetti chiave nella teoria della mediazionetrasformativa. 
Grazie al riconoscimento reciproco delle parti, il mediatore cerca di "rafforzare la capacità delle persone di vedere e considerare le prospettive degli altri.
La mediazione ha il potenziale per produrre trasformazioni importanti nel carattere dei partecipanti. Cioè, la partecipazione al processo di mediazione può rendere gli individui più responsabili e sensibili verso le parti avverse.


Certamente questo è un approccio sbilanciato verso una teoria psicologica della giustizia, avvocati e puristi del diritto potranno non condividerla a prima vista, ma io la trovo davvero interessante e ricca di prospettive utili.

Per saperne d più potete leggere La promessa della mediazione. L'approccio trasformativo alla gestione dei conflitti

martedì 8 marzo 2011

Buona festa della Donna a tutte le Mediatrici

Buona festa della donna a tutte le mediatrici italiane!

Non mi piace fare discorsi come "parità", "quote rosa" o altre forme di pubblica assistenza di questo tipo, ma in questo caso mi sento di dire che le qualità che un mediatore deve avere, sono molto affini e comunque agevolate dalle caratteristiche tipicamente femminili: sensibilità e intuizione.

E allora che la Festa della Donna, a 12 giorni dalla entrata in vigore del dlgs 28/2010 nella sua interezza (o quasi), sia di auspicio per un nuovo ruolo speciale che le donne mediatrici  sapranno ritagliarsi con le proprie forze nel panorama dell'aiuto alla giustizia italiana.

TANTI AUGURI CARE COLLEGHE MEDIATRICI!

venerdì 4 marzo 2011

Introduzione alla mediazione civile

Sono convinta che una parte del successo della mediazione si giochi nella telefonata di convocazione delle parti a cura del Mediatore. Si sa comunicare e convincere al telefono è una qualità che va costruita bene perchè non sempre innata.

Un altro momento importante però, per iniziare a gettare le basi della fiducia delle parti nell'imparzialità e neutralità del mediatore e nella sua capacità di essere a loro disposizione per aiutarli a superare il conflitto, sta nel discorso introduttivo che il mediatore, per procedura, deve fare alle parti congiuntamente prima di tutto.

Gli elementi per il discorso introduttivo del bravo mediatore devono essere:
- presentazione (nome e cognome) del mediatore
- ringraziamento alle parti per essere intervenute, segnale di apertura e disponibilità alla cooperazione
- descrizione delle caratteristiche del mediatore come facilitatore: neutrale, imparziale, preparato all'ascolto attivo delle parti per cogliere ed esplicitare gli elementi di interesse comune su cui lavorare per costruire l'accordo.
- volontarietà
delle parti di collaborare e restare in mediazione
- confidenzialità e riservatezza di quanto accade in mediazione sia verso le altre parti che verso l'esterno anche in caso di un futuro successivo giudizio
- descrizione della procedura di mediazione: sessione congiunta, poi sessioni private in numero inprecisabile, poi sessione conclusiva
- conclusione: processo verbale di accordo o mancato accordo; il documento è distinto rispetto al testo di accordo redatto dai legali e poi eventualmente fatto omologare dal Tribunale.
- Regole del gioco: mantenere modi e toni civili, regola della parola (non darsi sulla voce), volontarietà e riservatezza (ribadire non guasta)

Questo è il riepilogo che oggi ho fatto ad un'amica, ma sono sicura che potrà servire anche ad altri

Le caratteristiche del mediatore civile: un professionista con una formazione complessa

La figura del mediatore dal punto di vista strutturale, secondo quanto definito dal dm 180/2010
a) è persona fisica (art. 1 del d.lgs. n. 28/2010 e art. 1 del dm. n. 180/2010);
b) è imparziale,
c) è terzo e neutrale rispetto alle parti;
d) ha obblighi di mezzi ma non di risultati
d) non ha poteri decisori capaci di vincolare le parti
e) svolge un servizio finalizzato ad assistere due o più soggetti nella ricerca di un accordo amichevole per la composizione di una controversia o a formulare una proposta per la risoluzione della stessa

Sotto il profilo giuridico il mediatore può dunque essere definito quale persona fisica che svolge un’attività professionale di natura intellettuale in favore dell’organismo presso il cui elenco è stato inserito.
La natura intellettuale dell’opera deriva dalla considerazione che funzione precipua del mediatore è, come si evince dalla definizione di cui all’art. 1 del d.lgs. n. 28/2010, quella di assistere le parti in lite al fine di pervenire ad una soluzione concordata della medesima, attività che esige conoscenza degli strumenti tecnici della procedura di negoziazione assistita e capacità di una loro utile applicazione, oltre che, evidentemente, dei profili giuridici che attengono alla controversia.

L’imparzialità significherà, anche per il mediatore, divieto di favore per una delle parti, mentre le neutralità attiene all’indifferenza nei confronti delle parti e dunque nell’equidistanza.
L’imparzialità e la serietà del mediatore significano la sua capacità di divenire catalizzatore della fiducia delle parti, fino a essere confidente e buon “rappresentante” di tutte.
Ecco la ragione per cui, fortunatamente il d.m. n. 180/2010 consente alle parti stesse di sollecitare comunemente il responsabile dell’organismo per l’eventuale designazione di uno specifico mediatore alla trattazione del loro affare. Ipotesi inammissibile nella dimensione giudiziaria della lite.

Per quanto riguarda la definizione di obbligo di mezzi non di risultato, significa che il mediatore ha per obbligo al sua costante formazione per costituirsi come figura professionale trasversale rispetto alle competenze tecniche che pure attengono alla materia mediata.
Non deve trattarsi necessariamente di un giurista, anche se risulta chiaro che la conoscenza del diritto renderà migliore la sua opera.
I corsi che i mediatori saranno tenuti a seguire, dovranno avere per oggetto la normativa nazionale, comunitaria e internazionale in materia di mediazione e conciliazione, la metodologia delle procedure facilitative e aggiudicative di negoziazione e di mediazione e le relative tecniche di gestione del conflitto e di interazione comunicativa, anche con riferimento alla mediazione demandata dal giudice, e, infine, l’efficacia e l’operatività delle clausole contrattuali di mediazione e conciliazione, la forma, il contenuto e gli effetti della domanda di mediazione e dell’accordo di conciliazione, i compiti e le responsabilità del mediatore.
In sintesi, un articolato quadro di qualificazione professionale del mediatore, non incentrato solo, né principalmente, sulla conoscenza delle discipline giuridiche rilevanti, quanto piuttosto sul momento relazionale e autonomo della tecnica di mediazione. A conferma della connotazione metagiuridica della figura in parola, vero e proprio homo novus sia del mondo delle professioni sia di quello della giustizia.

Il mediatore non propone e non obbliga all'accettazione di soluzioni al conflitto, semplicemente suggerisce alle parti come tornare a comunicare efficacemente per poter riconoscere insieme gli elementi comuni, gli interessi comuni su cui basare ipotesi di accordo negoziale.
Nel caso della forma di medizione civile valutativa, il mediatore comunica alle parti la propria valutazione del conflitto e della soluzione possibile, ma le parti non sono in alcun modo vincolate ad accettare.

domenica 27 febbraio 2011

Le qualità del mediatore civile

Il mediatore deve avere tante qualità diverse, che ne fanno una persona umanamente molto attenta al contesto e al prossimo, ma anche un professionista preparato su molte materie diverse.
Tecnicamente il mediatore secondo quanto richiesto dalla Direttiva CE 2008/52 e dal dlgs 28/2010 deve essere:
  • neutrale, essere percepito come imparziale
  • preparato sulle tecniche di negoziazione
  • riservato
  • capace di entrare in empatia con le parti che deve aiutare a trovare un accordo soddisfacente
  • deve far evolvere la situazione delle parti da uno sguardo rivolto al passato, vincolato al fatto accaduto verso uno sguardo orientato al futuro positivo
  • deve portare la situazione nella direzione della flessibilità e del cambiamento
  • capire promuovere e gestire il cambiamento
Tutto questo non basta!
Il mediatore è un professionista come lo è un avvocato, un commercialista, un geometra, uno psicologo, un medico, un architetto.Ognuno ha le sue esperienze e le sue conoscenze.
Il mediatore, come tutti i professionisti è soggetto a un codice deontologico sia quello steso dalla Comunità Europea sia a quello che regola l'organizzazione della mediazione a livello di organismo per cui il mediatore lavora.

    venerdì 25 febbraio 2011

    Guida alla conciliazione realizzata da ASAC

    E' in edicola la guida alla conciliazione secondo il dlgs 28/2010 con Italia Oggi.

    Approfondimenti dedicati ai vantaggi e alle caratteristiche della mediazione, alle caratteristiche e al ruolo del mediatore. Il percorso di formazione del mediatore e gli obblighi rispetto all'organismo di mediazione.
    Infine e' davvero interessante e molto chiaro il capitolo dedicato alla mediazione transfrontaliera secondo quanto richiesto dalla Comunita' Europea nel 2008.

    Cercala in edicola oppure ordinala
    La conciliazione

    giovedì 24 febbraio 2011

    Teoria della mediazione e abilità del mediatore

    La caratteristica propria della  mediazione è nel costituire un procedimento di negoziazione diretta fra le parti, ‘guidata’ da un terzo indipendente che cerca di aiutar a trovare una soluzione alla lite, senza avere un interesse personale nella stessa. In questo molto diversa dalla transazione!
    La funzione primaria del mediatore è di governare le fasi della negoziazione cooperativa, per portare le parti a raggiungere un accordo secondo la loro volontà e i loro reali interessi, molto diversi dalle posizioni iniziali di una qualsiasi trattativa.
    E’, in sostanza, una procedura (intesa come sequenza di atti comunicativi strutturati ma non formali) ‘non avversariale’ e che resta nella piena disponibilità delle parti (le quali restano libere di abbandonare in ogni momento la trattativa) in quanto si fonda sul consenso, sulla volontà comune e, quindi, in sostanza sulla collaborazione delle stesse.
    I sistemi ‘aggiudicativi’ di risoluzione delle controversie (processo, arbitrato) sono impostati sul binomio vittoria-insuccesso, parte vincente-parte perdente: questi sistemi hanno l’obiettivo di indagare il passato per ‘scoprire la verità’ ed applicare il diritto: i protagonisti del conflitto presentano al Giudice (o all’Arbitro, da questo punto di vista non v’è differenza) le loro pretese, contrastanti e reciprocamente escludenti.
    La mediazione facilitativa, invece, si concentra sugli interessi, le necessità e le motivazioni per cui le parti hanno assunto le posizioni o avanzato le pretese che hanno originato il conflitto.
    Raramente  le parti in conflitto accettano di esplorare i bisogni che stanno alla base delle loro pretese e ancora più difficilmente arrivano da sole a individuare le alternative valide e positive da soppesare con un eventuale accordo negoziale.
    Il Mediatore deve dunque saper spostare le parti da loro pretesi diritti ai loro reali bisogni, attraverso un'indagine fatta di sapienti domande che portino il mediatore stesso a capire la vicenda fino in fondo e le parti a interpretare l'accaduto in modo più razionale e distaccato.
    Il mediatore inoltre eve facilitare la comunicazione fra le parti per fare emergere elementi sulla base dei quali cercare una soluzione condivisa che, tendenzialmente, consenta alle parti di mantenere i rapporti; compito del mediatore è passare da uno sguardo rivolto al passato, al fatto accaduto ad uno sguardo verso il futuro perchè sia ancora di collaborazione e positivo per le parti.
    In sintesi la mediazione implica uno sguardo al futuro ed una cooperazione attiva delle parti per raggiungere un accordo di reciproca soddisfazione che può coinvolgere anche aspetti non immediatamente connessi con la lite: è, quindi, parte delle dinamiche identificate come giochi a somma diversa da zero nei quali non si contempla un vincitore ed un vinto ma due parti che cercano insieme una soluzione, guidati da un terzo imparziale che le assiste nella negoziazione (tattica win-win)